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| Giovanni Bellini (Venezia, 1430 ca - 1516) Santa Giustina 1470 ca tempera su tavola, 28,4 x 52,3 cm
È nel 1913 che Bernard Berenson indica in Giovanni Bellini l'autore di questa bellissima tavola, rivedendo la sua precedente attribuzione ad Alvise Vivarini. Il dipinto raffigura Santa Giustina, protomartire padovana considerata un'esponente della famiglia Vitaliani, da cui i Borromeo discendono. Anche se non si conoscono i dettagli dell'acquisizione di quest'opera da parte dei Bagatti Valsecchi, è probabile che il suo acquisto voglia in qualche modo sottolineare il nuovo e prestigioso legame con la famiglia Borromeo, con cui i Bagatti Valsecchi si imparentavano nel 1882 grazie al matrimonio di Giuseppe con la giovane Carolina. Nel fermo nitore di una luce limpida e fredda, la Santa si staglia statuaria, lo sguardo abbassato, assorta in una sua concentrazione silente, che non si lascia turbare dalla spada del martirio conficcata nel petto. |
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Maestro vetraio lombardo su cartone di pittore lombardo, Santo Stefano, 1511 vetrata policroma a grisaille; 160 x 140 cm Milano, Museo Bagatti Valsecchi
Questa vetrata, datata 1511, rappresenta un caso esemplare d'antico manufatto acquisito, reimpiegato e adattato così da divenire parte integrante dell'apparato decorativo di casa Bagatti Valsecchi. Non se ne conosce con certezza l'ubicazione originaria, che nel 1918 Pietro Toesca riconduceva genericamente al comasco. Certo è che nel 1885 Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi ne affidavano il restauro a Pompe Bertini; in quell'occasione la vetrata veniva ampliata tramite l'aggiunta della lunetta e della cornice esterna per adattarne le dimensioni alla finestra della Sala Armigeri, cui era stata destinata. Per l'autore del cartone su cui lavorò l'antico maestro vetraio, si è fatto il nome di Bernardo Zenale o comunque di un artista ad esso vicino, stante il legame evidente tra questo Santo Stefano e quello raffigurato nella tavola zenaliana oggi al Museo Poldi Pezzoli. |
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Ippolito Rombaldoni (Urbania, 1619 - 1679) Vaso 1678 maiolica, 82 x 37 cm Questo grande vaso è firmato e datato sotto il piede "Ippolito Rombaldoni 1678". L'artista attivo ad Urbania nel Seicento fu al tempo uno degli autori più apprezzati di maioliche "istoriate", ovvero decorate da complesse scene e raffigurazioni generalmente derivate dalla produzione grafica coeva. Così come indicano le scritte in lettere capitali romane che corrono lungo il piede del vaso, le figure che ne decorano il corpo rappresentano la Gloria e l'Eloquenza. Questo manufatto di grande risalto decorativo per le dimensioni importanti, i colori vivaci, il sinuoso motivo delle anse a serpenti è da mettere in relazione con altri tre vasi del tutto analoghi di propriet del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza; insieme essi componevano una serie realizzata per l'importante famiglia dei Barberini. |
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