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Antonio Canal detto il Canaletto (Venezia, 1697 – 1768), L’ingresso al Canal Grande con la chiesa della Salute, 1731-32, olio su tela, 53 x 70,5 cm Milano, FAI, Villa Necchi Campiglio, Collezione Alighiero ed Emilietta de’ Micheli. Il dipinto, realizzato per un collezionista inglese, rappresenta il Canal Grande con una tipica scena veneziana, una collisione di barche evitata, e, a sinistra, la Chiesa della Salute, uno dei più famosi riscontri topografici che contraddistinguono la produzione canalettiana; all’orizzonte si intravedono il complesso absidale di San Gregorio e un gruppo di palazzi tra cui spicca la torre quattrocentesca di Palazzo Venier della Torresella, demolita nell’Ottocento. Peculiarità della tecnica complessa ed elaborata che Canaletto adotta per questa veduta sono lo resa volumetrica delle architetture, i delicati passaggi chiaroscurali dei palazzi sullo sfondo e l’uso contrastato della luce, la ricercatezza dei dettagli e il punto di vista rialzato rispetto al suolo che aumenta il senso di profondità. Fino al 1955 il dipinto ha condiviso le vicende collezionistiche con il suo pendant raffigurante “Piazza San Marco verso la Torre dell’Orologio”; nel 1995 è stato donato al FAI da Alighiero de’ Micheli. |
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De Chirico Giorgio de Chirico (Vòlos, Grecia, 1888 – Roma, 1978), Oreste ed Elettra, 1923 tempera all’uovo su tela, 63 x 48 cm Milano, FAI, Villa Necchi Campiglio, Collezione Claudia Gian Ferrari in prestito permanente al FAI. La tragedia di Euripide è qui raffigurata nel momento che segue l’uccisione della madre Clitemnestra da parte dei due fratelli, Oreste ed Elettra. La drammaticità è intensa, come confermano sia la presenza del pugnale insanguinato a terra, sia il gesto di disperazione di Oreste. L’opera rientra nella fase di “ritorno all’ordine” dell’artista, fase che segnerà il distacco di de Chirico dal movimento surrealista. |
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