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Andrea Mantegna
(Isola di Carturo, Padova, 1431 - Mantova 1506)
Madonna con il Bambino,
1490-1500 c. Tela, 45 x 35 cm
Milano, Museo Poldi Pezzoli

La Vergine stringe teneramente fra le braccia il Bambino, tenendogli il volto con le dita. Gesù, avvolto in una sottile stoffa bianca, è profondamente addormentato. L’immagine è con ogni probabilità una raffinata prefigurazione della morte di Cristo: il telo bianco, attorno al corpo del Bambino, allude al sudario in cui sarà deposto Cristo, così come l’espressione assorta e malinconica della Vergine alla futura Passione. La struttura piramidale della composizione è sottolineata dal manto di Maria, che chiude i due corpi in un’unica forma compatta, amplificando l’atteggiamento protettivo della Madre. Il dipinto, dabile verso la fine del Quattrocento, è realizzato senza preparazione su una tela a trama finissima, ben visibile soprattutto nelle zone più chiare, al di sotto del leggero strato di colore.

Vincenzo Foppa
(Bagnolo o Brescia 1427/30 - Brescia 1515/16)
Ritratto di Giovanni Francesco Brivio,
1495c. Tavola, 46x 37 cm
Milano, Museo Poldi Pezzoli

Il volto, di profilo, ritratto senza alcuna idealizzazione, mostra i lineamenti marcati e irregolari, le rughe, i capelli appena brizzolati del personaggio. L’uomo indossa una ricca sopravveste, probabilmente lunga, profilata di pelliccia, di ispirazione medio-orientale, che era infatti chiamata “turca”. Il personaggio è stato identificato con quel Giovanni Francesco Brivio, di nobile famiglia milanese, che negli ultimi due decenni del Quattrocento fu a capo di importanti uffici amministrativi e finanziari presso la corte di Milano. Il dipinto è databile intorno al 1495, quando Brivio, che all’epoca aveva circa quarant’anni e ricopriva la carica di magistrato delle entrate ordinarie del ducato sforzesco, era nel momento del suo massimo successo pubblico. La scelta del fondo scuro e la minuziosa resa naturalistica dei dettagli fisionomici dipendono da modelli fiamminghi.

Giovanni Battista Moroni Albino,
(Bergamo, 1520 circa - Bergamo 1579)
Il Cavaliere in nero,
1567 c. Tela, 190 x 102 cm
Milano, Museo Poldi Pezzoli, dono di Annibale Scotti Casanova 2004

Il dipinto è firmato in basso a destra “jo(hannes baptista / moronus p) inxit”. Rappresentato a grandezza naturale, il Cavaliere si staglia contro uno sfondo grigio, in cui si distinguono soltanto alcuni elementi architettonici. L’elegantissimo abito nero, da cui trae origine il titolo del quadro, è dipinto con straordinaria finezza, in particolare nelle pieghe del panneggio e nei delicati passaggi di luce e ombra che ne animano e quasi fanno palpitare la superficie. Gli occhi sono puntati verso lo spettatore, mentre le mani, che stringono l’impugnatura della spada e un bordo del corto mantello, risaltano con grande evidenza sul tessuto scuro. Il dipinto appartiene alla serie dei più bei ritratti a figura intera eseguiti da Giovanni Battista Moroni. È databile verso il 1567, nell’ultimo periodo di attività dell’artista, in cui l’impianto pittorico, basato sui toni del nero e del grigio, si semplifica progressivamente e l’indagine della realtà diviene più penetrante e acuta.

 

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